mercoledì 8 maggio 2024

il patto

giorni addietro in una chat tra amici di fotografia  Carlo Riggi ci ha mostrato la "fotografia" - con le dovute virgolette -  che pubblico qui sotto,  di un autore della Magnum: l'orrore della guerra, di tutte le guerre e la morte dei bambini. Oggi pensiamo subito a quelli di Gaza, ma non solo a quelli, anche quelli venuti prima e quelli che verranno ancora. 


Un'immagine (fotografia?) di grande impatto comunicativo e emotivo, costruita apposta per dimostrare una tesi, un teorema, e che raggiunge pienamente  l'effetto voluto dal suo autore. Ma Carlo giustamente commentava: "...le brutte notizie arrivano da qui, Magnum quoque?"


L'immagine è costruita a tavolino, probabilmente con il generoso utilizzo della IA e se anche Magnum ne avvalla l'utilizzo vien da pensare che siamo prossimi alla morte della nostra nobile e amata arte, almeno per come l'abbiamo sempre pensata e conosciuta.


Qui non si tratta più della vexata quaestio tra fotografia argentica e digitale, qui andiamo verso il sovvertimento completo di ciò che è stato fin dalla nascita il nostro rapporto con la Fotografia.


Poco meno di due secoli fa infatti, la Fotografia è nata come un PATTO tra una tecnica e l'umanità: il punto di partenza di questo strumento espressivo costituito - a differenza delle altre arti figurative - da un dato fisicamente reale, oggettivo e presente davanti all'artista fotografo; anche quando scenico e fittizio, pensato e costruito, sempre un dato esistente e reale.


Posso anche immaginare di esprimere con la Fotografia un' idea o un sogno:  lo metto in scena, lo costruisco in un  set ed è ancora arte fotografica; ma se di reale non c'è niente il PATTO  viene meno  e la fotografia perde il suo valore originale, la capacità di documentare, di raccontare non solo il dato fisico ma anche le  emozioni nel nostro incontro (citazione da Carlo Riggi)  con esso.


Alcuni "nostalgici" come me e alcuni miei amici  sono ancora interessati a questo patto  tra noi esseri umani senzienti e la Fotografia: noi sappiamo che il fotografo era lì nel luogo dello scatto e che ci ha trasmesso con l'intermediazione fisica di una fotocamera ciò che ha visto, intravisto, conosciuto, sentito, lo ha emozionato. 


Una fotografia come questa qui sotto,  ma meglio chiamarla solo immagine perché prodotta senza quel  patto,  a me non interessa. Avrà certamente un suo valore e utilizzo  comunicativo, pubblicitario, illustrativo, ma la fotocamera non serve più.


Non chiamiamola perciò Fotografia. 




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