giovedì 22 agosto 2013

bocce alla milanese

il gioco delle bocce pare abbia origini molto lontane nel tempo, antica Roma, Grecia, addirittura tombe dei Faraoni....

si gioca un po' dappertutto, lanciando le bocce rasoterra (la raffa)  o al volo, lungo  il campo rettangolare di circa ventotto  metri per quattro

è riconosciuto dal CONI come vero e proprio sport, non solo passatempo per pensionati

ma a Milano vige uno speciale  "rito Ambrosiano" anche per le bocce

nei bocciodromi delle vecchie osterie e nelle bocciofile si gioca infatti in diagonale, su un campo largo circa 13 metri, formato  da più corsie rettangolari affiancate e separate da una serie di dossi che le bocce devono superare

tanto per fare le cose in grande e più difficili, alla milanese, appunto



 



































sabato 10 agosto 2013

dieci giorni all' ospedale

un ricovero in ospedale per un intervento chirurgico imprevisto

andato bene per fortuna

anche se con qualche sequela fastidiosa

per me che in ospedale da una vita vivo e lavoro é stato come dover stare dall'altra parte della barricata

esperienza gravosa ma  utile

per migliorare comportamenti e atteggiamenti nei confronti dei malati, meglio capire  certi bisogni, anche  semplici ed elementari

ho trovato persone molto brave e motivate
certo, come medico, sono stato per forza di cose  l' oggetto  di un occhio di riguardo

ma ho visto un approccio affettuoso ed educato nei confronti di tutti i malati, molta gentilezza, attenzione e disponibilità, oltre a ottime capacità tecnico-professionali

per il resto ho sperimentato anch'io come tutti  quel tanto di quell' ansiosa  inquietudine in attesa dell'  intervento,  l'  emozione del  trasporto  disteso  sul lettino fino alla  sala operatoria, inquadrando da quella  prospettiva fotografica particolare dal sotto all' insù, come in un film,  i lunghi corridoi fuggenti via  veloci, le  luci abbaglianti della sala, gli sguardi  sorridenti e tranquillizzanti degli operatori seminascosti sotto le mascherine, incombenti su di me dall' alto

un'esperienza anche visuale, dunque

poi il nulla dell' anestesia - pensa a qualcosa di bello mentre ti addormentano - mi avevano consigliato

e io ho pensato al mare e alle rocce della Sardegna, che  avevo da poco lasciato, ai bei prati verdi e fioriti  e alle vette dell' amata  Carnia, ai musetti dei miei  gatti e ai visi dolci  delle persone amate

e il risveglio é stato dolce, aiutato da  un nirvana morfinico per alleviare il dolore

poi le lunghe giornate in corsia,  scandite temporalmente dagli orari della ritualità ospedaliera :
la somministratzione dei farmaci, i prelievi,  la visita  medica , la distribuzione dei pasti,  le pulizie dei pavimenti che ti confinano a letto, l'orario di visita dei parenti

curiosare dalla finestra sul cortile ciò che avviene nel retro dell' ospedale

una routine quasi piacevole e che dá sicurezza.

nella Montagna Incantata di Thomas Mann ("Magica" - nella  nuova recente traduzione)  si legge di questo rassicurante e ambiguo senso di  protezione,  della condizione di malattia come alibi per restar fuori dal vortice della vita reale e dalle sue responsabilità, almeno per qualche tempo, il proprio destino affidato alle mani di altri

Hans Castrop, il protagonista,, dopo la guarigione di cui non desidera convincersi, sarà destinato  infatti alla morte  sui campi di battaglia della Grande Guerra, rimpiangendo certamente quella fine più lenta, dolce, serena e assistita, che la tisi gli avrebbe procurato nel  mondano  sanatorio svizzero

ma io invece non  vedevo l'ora di tornare a casa, alla vita normale e al lavoro di tutti i giorni

nell' attesa mi sono sempre tenuto in esercizio non smettendo mai di fotografare,  nemmeno durante il ricovero

i personaggi, i vicini  di stanza compagni di  malattia, come l' uomo  immobile a letto o quello che non riesce più ad articolare la parola e  comunica aiutandosi con dei bigliettini, il lavoro degli infermieri e degli aiutanti,  Ester, Luigi, Gertrude, Roberto, Famin e Federico per citarne solo  alcuni

momenti e persone che meritano di essere ricordati e testimoniati

con la fotografia

viva la fotografia !

che come dice il titolo del mio blog ,  aiuta a vivere, aiuta a essere
























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lunedì 29 luglio 2013

der Zeit ihre Kunst....

der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit

all' epoca la sua arte, all' arte la sua libertà !

è il magnifico e perennemente attuale motto della Secessione Viennese, il movimento artistico di ribellione alla tradizione nato sul  finire del XIX secolo sotto la guida di Gustav Klimt

nella Vienna di fine '800, fucina di progresso in ogni campo dell'  arte -  figurativa, la musica,  il teatro e la  letteratura - nonchè della scienza - la medicina, la psicanalisi  -  e della tecnologia

in una temperie  di tale grande  fermento e   progresso sociale, in un tale clima culturale ed economico  che i giovani artisti poterono addirittura  contare sul  mecenatismo del comune di Vienna, che rese disponibile il terreno situato sulla  Linke Weinzeile e dell '  industriale  Karl Wittgenstein, che sovvenzionò la costruzione della sede del nuovo movimento

cose impensabili nell' attuale nostra situazione di "spending review" e di tagli alla cultura

la palazzina della Secessione, opera dell' architetto Olbrich,  allievo di Otto Wagner, fu progettata come vero tempio dell'arte, esempio di quello  "Jugendstil",  altrove detto "Liberty" o Art Nouveau",  che proprio dal movimento della Secessione prese l' impulso

come a testimoniare della modernità dell' idea, essa è tuttora utilizzata come sede di  esposizioni non permanenti  d'arte contemporanea, mantendo così la sua funzione di favorire le  espressioni  artistiche dei tempi nuovi

ma l' opera d' arte che davvero connota la palazzina è il magnifico Beethovenfries di Klimt, il fregio di Beethoven, un murale della lunghezza totale di 34 metri, una serie di pannelli affrescati recuperati dopo decenni di oblio e  di abbandono e posti a circondare interamente una lunga  sala, concepiti dall'artista inspirandosi alla Nona Sinfonia, interpretata come simbolo di tutte le arti quali mezzo per salvare e redimere  l' umanità dall' oppressione, dalla violenza, dal potere, dall'oscurantismo e dalla minaccia di tutte le "forze ostili"  alla libertà dello spirito

e dopo varie figure, come quella bellissima della Poesia che con la sua cetra allevia il dolore del mondo, nell' ultimo pannello è raffigurato  il bacio, bacio di una coppia circondata da un coro angelico, quello stesso bacio e coro con cui Beethoven e Schiller  concludono l' inno  alla gioia,  dichiarando il loro amore per l' umanità intera, abbracciata in un ideale di pace e fratellanza

Seid umschlunden, Millionen,
Diesen Kuss der Ganzen Welt !
Brüder !





giovedì 25 luglio 2013

le navi di Olbia

il nuovo museo archeologico di Obia, costruito nel porto vecchio su di un' isoletta presso la riva, pare esso stesso una grande nave all'  ormeggio,  poco lontano dalle grosse bianche  navi  da  crociera e dai traghetti alle banchine dell' Isola Bianca

e  il "pezzo forte" del museo,  oltre alle belle sale dedicate alle varie fasi evolutive della civiltà storica nell' Isola, è costituita dalla lunga sala al piano terreno che ospita appunto gli imponenti resti dei relitti delle navi romane da carico, incendiate e colate a picco durante l' attacco dei Vandali alla città  nel 450 dc, che segnò la fine della Sardegna romana

in un ambiente  appositamente climatizzato per la preservazione del  legname e quindi anche molto piacevole per  il visitatore  si possono  ammirare la struttura  del fasciame, le aste da timone e gli alberi  del restauro di due delle numerose navi recenemente rinvenute in occasione degli scavi per la nuova viabilità cittadina

un' esperienza museale speciale, uno dei tanti gioielli  del nostro patrimonio artistico disseminati per tutta Italia e purtroppo spesso poco noti e valorizzati

ingresso gratuito, tra l' altro, l' opera è stata realizzata con i fondi della Comunità Europea


                                                               Fuji X20