lunedì 23 gennaio 2012

la notte

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.


alda merini 












sabato 21 gennaio 2012

for whom the bell tolls

no man is an island, entire of itself; every man is a piece of the continent, a part of the main. If a clod be washed away by the sea, Europe is the less, as well as if a promontory were, as well as if a manor of thy friend's or of thine own were: any man's death diminishes me, because I am involved in mankind, and therefore never send to know for whom the bells tolls; it tolls for thee.

nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.
Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio,  come se venisse a mancare una dimora di un tuo  amico, o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai per chi suona la campana:
essa suona per te.


John Donne (1572 - 1631) - Mediation XVII

nel mio lavoro quotidiano incontro spesso la morte
vedo l' ultimo respiro andarsene e  così la fine  non solo di un corpo ma di un' infinità di sentimenti, di passioni, di speranze, di  delusioni, di affetti, forse di odi, di grandezze,  di miserie: quel mistero che è la vita

ma non mi ci sono mai abituato








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martedì 17 gennaio 2012

quarant' anni

17 gennaio 1972 - 17 gennaio 2012

sono passati  40 anni, mamma mia, dal giorno che ci siamo conosciuti

se fossi   poeta  canterei  il mio   amore per lei

se fossi compositore esprimerei la sua armonia

solo  con la fotografia provo senza riuscirci a  raccontare la bellezza di questa persona


dallo splendore  della giovinezza al fascino profondo della maturità Nicoletta è accanto a me da una vita


































domenica 15 gennaio 2012

un rintocco di campana

due sere fa, giusto a quest' ora,  al "largo" - si fa per dire - dell' isola del Giglio,  tragedia del mare: una città galleggiante con quasi 5.000 persone a bordo, la nave da crociera  Costa Concordia è andata  a sfracellarsi sugli scogli e a spiaggiarsi a poche centinaia di metri dalla riva come una balena ferita e in agonia

chi è stato anche solo una volta al timone o  a bordo di una barca a vela, di una barca a remi, ha subito capito la causa dell 'incredibile incidente: un  errore umano, come le indagini sembrano tristemente confermare

almeno 5 i poveri morti, oltre 15 i dispersi;  nella disgrazia un bilancio miracolosamente limitato, anche se una  singola vita umana, per chi la stava vivendo e  per le persone a lui care vale incommensurabilmente di più dell' enorme valore di tutta la nave

dai tempi degli antichi fenici e anche da prima l 'uomo va per mare,  sfida con la sua tecnica e la sua arte marinara  la terribile potenza dei flutti e dei venti e  dai tempi storici il tributo di vite che il mare si è preso, in pace e in guerra,  è terribile

a Graz, capitale del land austriaco della Stiria,  c' è una bella   chiesa, la chiesa  dei Fratelli Misericordiosi,  Barmherzige Bruder  Kirche -  al suo interno, al transetto, è appesa  una piccola campana navale, che ha una lunga storia: si trovava a bordo della nave Tegetthoff  della imperial - regia marina, poi bottino di guerra  dagli italiani nel 1918 e mandata al disarmo nell' arsenale di La Spezia

la sua campana però venne recuperata  e dopo varie vicissitudini  restiuita agli austriaci

adesso, in un' Europa che  si spera orientata alla pace tra i popoli,  è diventata usanza per chi entra in quella chiesa suonare un rintocco della campana in ricordo dei  caduti in mare di ogni luogo e di ogni tempo

questa sera non sono a Graz, ma voglio suonare un tocco della campana della Tegetthoff in ricordo dei naufraghi del Giglio













 
fotografie scattate con Leica M6, Summicron 35 mm. pellicola Fuji Acros 100 e con Fujifilm X100 

sabato 14 gennaio 2012

la musica sveglia il tempo

tratto da "La montagna incantata", Thomas Mann, trad. Ervino Pocar

Bravo tenente ! Lei ha indicato benissimo un lato indubbiamente morale della musica, il fatto di conferire - mediante una misurazione viva e peculiare  - presenza, spirito e preziosità al fluire del tempo. La musica sveglia il tempo, la musica sveglia noi al più raffinato godimento del tempo, e in quanto sveglia è morale. Morale è l' arte in quanto sveglia. Ma se invece fa il contrario? se stordisce, se addormenta, se reagisce all' attività e al progresso? Anche questo può fare la musica, conosce benissimo l' effetto dei narcotici. Effetto diabolico, signori miei ! Il narcotico è roba del demonio, perchè produce stordimento, immobilità, inerzia,  servile ristagno... La musica, signori, mi lascia perplesso. Sono convinto che è di natura ambigua. Non vado troppo oltre se la dichiaro politicamente sospetta.

Sono le considerazioni di Settembrini, personaggio che nel romanzo manniano incarna la fiducia assoluta   nella ragione positivista,  proprio agli albori di quel tragico Novecento che in nome della ragione assulata o della sua totale negazione porterà agli stermini di massa.

Sì, è vero, la musica è ambigua, come ambiguo è l' animo umano e per questo non può essere in alcun modo  imprigionata in regole e interpretazioni obbligate.
Anche per Stalin la 4a sinfonia di Dimitri Shostakovic non era "morale" (stordimento, immobilità, inerzia ?), in quanto devianza dal "realismo socialista".
Politicamente sospetta !

un ascolto











giovedì 12 gennaio 2012

while my guitar...



vedere ed ascoltare Irene concentrata solipsisticamente sui suoni della sua nuova chitarra mi ha fatto venire in mente la musica e le parole  della splendida canzone di George Harrison, il chitarrista solista dei fabfour, Album Bianco, 1968


I look at you all see the love there that's sleeping
While my guitar gently weeps
I look at the floor and I see it needs sweeping
Still my guitar gently weeps

I don't know why nobody told you
How to unfold your love
I don't know how someone controlled you
They bought and sold you

I look at the world and I notice it's turning
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps

 I don't know how you were diverted
You were perverted too
I don't know how you were inverted
No one alerted you

I look at you all see the love there that's sleeping
While my guitar gently weeps
Look at you all
Still my guitar gently weeps 


per ascoltare

foto n 1 e n 2: Fujiilm Finepix X 100 - foto n 3: Lumix GF1 Panasonic, "pancake" 20 mm

















   

fujifilm X Pro 1

Io amo la fotografia, ma devo essere sincero, mi piacciono tantissimo anche le macchine fotografiche, come oggetti, come pezzi di tecnologia, come espressione dell' intellingenza umana, dell' ingegneria in campo ottico, meccanico e al giorno  d' oggi ovviamente  anche elettronico.

Molti degli apparecchi fotografici    nel corso della storia della fotografia sono stati banali copie  o ripetizioni seriali di modelli base precedenti; ma alcuni modelli hanno segnato davvero  l' evoluzione  della fotografia, penso alla  la Leica III e allla M3, alla Rolleiflex 2.8 F, alla Hasselblad 500 CM, alla Nikon F,  alla Asahi Pentax Spotmatic, alla Olympus OM1, alla Rollei  35 e alla Minox GT, alla Contax G2, tanto per citarne qualcuno di fondamentale.


Ora che non sono più giovane ho dato seguito al mio desiderio di rintracciare sul mercato dell' usato alcune di queste grandi signore della fotografia, che da giovane vedevo come mostri sacri inavvicinabili, non foss'  altro per motivi economici e che oggi costano relativamente poco;  e di fare un po' di collezionismo; ma nel senso buono del termine, non per  solo possedere, perchè mi piace che le mie  nobili signore  facciano ancora il loro mestiere  e a rotazione le uso ancora per produrre mmagini analogiche.

Ma non sono un nostalgico, alla classica e storica metodologia argentica amo  affiancare la più moderna tecnica digitale ed anche in questo campo in cui tutto si consuma e invecchia velocemente nel giro non più di pochi anni ma quasi di poche lune, ci sono state delle fotocamere  che si possono considerare   "pietre miliari", macchine  che hanno aperto  e segnato nuove strade nell'evoluzione tecnologica: penso in casa Nikon alla D100, alla D700 e alla D3,  in casa Canon alla 5D e nel  sistema micro4/3 alla GF1 Panasonic e alla Olympus EP1.

E ora  torno al soggetto del mio post di qualche giorno fa e al titolo di questo odierno: la nuova Fuji X Pro 1, che ha tutte le caratteristiche innovative per segnare l 'inizio di una nuova evoluzione della fotografia digitale. Riprendendo il concetto delle fotocamere a telemetro con ottiche intercambiabili è nata una nuova stella.
Non mi dilungo sulle sue caratteristiche, perchè in rete ormai se ne trovano ampie anticipazioni, come questa  bella preview  pubblicata  sul sito dpreview.com:
http://www.dpreview.com/previews/fujifilmxpro1/.

Come interpretare questa decisa innovazione portata avanti da Fujifilm?
Mi sembra significativo il fatto che oggi che la fotografia si sta diffondendo tra i non appassionati e sta diventando un fenomeno di massa e di costume grazie all'  uso dei cellulari, degli smarphone e dell' iPhone, il mercato delle fotocamere compatte sta perdendo terreno, e la ricerca tecnologica delle grandi case è rivolta a vantaggio  dei settori pù evoluti e di nicchia che riguardano oltre ai professionisti i cosiddetti fotoamatori evoluti.
Se ci guardiamo in giro osserviamo come sempre più   "dilettanti" hanno abbandanato la compatta  per   scattare le loro immagini più impegnative, ad esempio di turismo e di viaggio, con le reflex digitali, arrivate a  livelli di qualità elevatissima a prezzi molto accessibili.
 Per la foto senza impegno, di rapida fruizione e per veloce  documentazione o foto-ricordo si usa ormai il cellulare, dal quale possiamo inviare direttamente le immagini via internet e immetterle nei  social network perchè giungano in tempo reale  ai nostri "contatti", senza più nemmeno bisogno del pc.

Ma  quando vogliamo tornare a fare della fotografia "vera", di qualità per  maggior contenuto tecnico e artistico, oltre alla ormai classica reflex, certo affidabile  ed ecletticamente adatta a tutti i generi di fotografia,  ma molto ingombrante e non sempre a portata di mano, ecco che la nuova classe  di digitali di alto livello di cui la X Pro 1 sembra essere il prototipo può rappresentare un nuovo modo di riaccostarsi alla fotografia "seria", associando alla  praticità, trasportabilità, immediatezza e dimensioni ridotte della classica "rangefinder"  la più sofisticata tecnologia  in campo ottico ed elettronico-digitale.
link sito ufficiale

Ed ecco qui di seguito due estremi della storia della fotografia: la Leica III del 1934 di mio padre, che ancora oggi tengo in esercizio con soddisfazione  e la nuova telemetro digitale  di Fujifilm (immagine da web)